La sen. Bianca Laura Granato (L’Alternativa c’è): dopo il caso Sculco, e prima di vedere metà del suo consiglio a giudizio, Abramo faccia un favore alla città e si dimetta

 CATANZARO – 16 GIUGNO 2021. "Affermare che l'amministrazione Abramo è arrivata al capolinea è quasi come sparare sulla Croce rossa. L'inconsistenza politica ed etica di una classe dirigente che nel Capoluogo di Regione non è in grado di gestire nemmeno l'ordinario, per poi  accapigliarsi sulla primogenitura delle operazioni di diserbo (su cui a dire il vero interviene perfino il primo cittadino che dovrebbe occuparsi di altro), racconta di un degrado che rischia di spingere Catanzaro in un baratro ancora più profondo di quello in cui già è caduto da anni. Eppure basterebbe un po' di coraggio e di altruismo da parte del sindaco Abramo, a cui rivolgiamo ancora una volta un invito che dovrebbe diventare imperativo categorico: dimettiti". E' quanto afferma la senatrice Bianca Laura Granato (L'Alternativa c'è) in merito alla situazione politico-amministrativa di Catanzaro.

"Le ambizioni personali di Abramo hanno costretto Catanzaro ad un dannoso immobilismo. Il Consiglio comunale, oltre ad essere per larga parte inquisito – tanto che il 24 giugno Dodici tra consigliere comunali e loro sodali dovranno rispondere delle accuse di truffa aggravata, uso di atto falso, falsità ideologica e falsità materiale per l'inchiesta "Gettonopoli" – è fermo in attesa che i maggiorenti del centrodestra decidano le sorti elettorali di una coalizione che si sente già di nuovo in sella alla guida della Regione e continua a distribuire prebende e posti in struttura come se nulla fosse. In barba alle difficoltà economiche e sociali di una regione che già prima della pandemia era saldamente in fondo ad ogni classifica – afferma ancora Granato -, in cima alle priorità degli amministratori calabresi ci sono gli equilibri elettorali da sistemare nello scacchiere calabrese per garantire rielezioni e sistemazioni varie, per preservare e tutelare la classe dirigente salda al comando da decenni, e senza risultati. Una urgenza, quella della rielezione per qualche consigliere trentennale o per le mire espansionistiche di Abramo, che ha pessime ricadute sull'amministrazione comunale. Nel silenzio del sindaco, che china la testa dicendo "obbedisco", si dimette un assessore, Alessio Sculco, che a detta di tutti, dai funzionari del settore alle associazioni di categoria, e anche dagli stessi colleghi, ha ben operato nel campo in cui era delegato, portando risultati visibili e tangibili. Si dimette per fare posto ad un capo-elettore del sempreverde Mimmo Tallini che resta attaccato allo scoglio del potere con le ultime forze. Il sacrificio Tallini lo chiede a Sculco, forse perché non ha voti, forse perché è troppo autonomo, non sappiamo. Certo è che si sacrifica la buona amministrazione alle esigenze elettorale dei "padroni del vapore". Perché non si sono chieste le dimissioni di un altro assessore meno operativo? Giochi di potere sulle spalle dei catanzaresi. E Abramo ? Muto, meglio tenersi buono Tallini, non si sa mai, potrebbe aiutarlo a realizzare il sogno di diventare assessore regionale.  Perfino il Partito a cui dichiara di appartenere, Forza Italia, lancia la proposta della costituzione di un tavolo per avviare la discussione sul dopo Abramo. Anche il partito leader della sua coalizione – conclude Granato -, insomma, lo scarica e lo considera già superato, archiviato, scaduto. Perché Abramo non ne prende atto e libera Catanzaro dal peso di una classe dirigente inquisita e inconsistente? Così si può tranquillamente dedicare alla sua campagna elettorale e al diserbo